Un nuovo futuro per i tram storici di Desio?

Un’inaspettata ed inattesa decisione quella attuata dall’azienda di trasporto municipalizzata di Milano negli scorsi giorni quando, sotto il solleone di un’estate ormai rovente nonché asfissiante, il discusso ex (dal 2011) deposito tranviario di Desio (MB) è stato oggetto della ricollocazione dei tram storici in esso ancora contenuti. Una manovra atta a trasferirli, come si evince da testimonianze ufficiali dei presenti, tramite appalto all’azienda specializzata Travel S.r.l., in un luogo più sicuro ed inaccessibile da parte del pubblico di vandali ed esploratori quale il deposito ATM di Precotto ove è stato riservato un binario interno per questi manufatti dalla storia antica e sempre in bilico dalla loro dismissione.

L’attenzionata movimentazione di vetture (motrici e rimorchi) è stata eseguita tra il 25 ed il 26 luglio 2022, con una pausa estiva prima di riprendere l’operazione nei prossimi mesi. Un prezioso risultato ottenuto dopo anni di campagne popolari e richieste da parte di un pubblico sempre più numeroso atte ad interessarsi al patrimonio locale, sfociato nella petizione realizzata e ancora aperta alla raccolta firme, nel settembre 2018 da Stefano Paolini (autore del noto sito tematico Photorail – Italian Railway Photos Online e collaboratore di numerose iniziative atte alla salvaguardia di manufatti ed opere su rotaia) quando la stessa ATM decise di emettere, qualche giorno prima, il 13 settembre 2018 per la precisione, un bando di demolizione circa i 42 veicoli superstiti, da aggiudicarsi entro il 18 ottobre del medesimo anno. Una serie di “monumenti” su rotaia costruiti e rimaneggiati tra gli anni ’20 e gli anni ’60 del secolo scorso, simbolo di un’Italia amava primeggiare con il resto del mondo nello stile e nella tecnica, aveva voglia di crescere e di unire paesi, città, località isolate dalle guerre e dallo scarso sviluppo territoriale. Forti baluardi di un’equità sociale trasportata quotidianamente da capo a capo delle linee urbane ed interurbane, sulle cui panche lignee non esisteva distinzione di classe o ceto.

La petizione sulla piattaforma Change.org ottenne a suo tempo diversi importantissimi risultati (e circa cinquantamila firmatari) i quali hanno inevitabilmente condotto ATM a ritornare sui suoi passi e compiere il gesto di pietas a cui si è assistito proprio questa settimana. Inizialmente, proprio grazie all’insurrezione democratica digitale, venne modificata la scadenza del bando di demolizione entro il 18 novembre 2018.

Successivamente, la stessa ATM tramite i suoi canali relazionali aveva inviato a diverse istituzioni pubbliche e private informative per chiedere se fossero disposti ad assumersi l’assegnazione di una o più vetture per preservarne l’integrità ed iniziare un discorso di restauro, pur perseverando sulla linea dei “gusci vuoti senza alcuna importanza” riferita al contenuto del deposito, negando quindi la futura esistenza di un museo dei trasporti cittadino, tanto richiesto e proposto dai milanesi tra cui esponenti del partito di maggioranza lombardo come Alessandro Corbetta o Curzio Trezzani, di Commissione Cultura. Da questi ultimi sorse addirittura un’interrogazione regionale presentata nella giornata di giovedì 11 ottobre 2018 indirizzata alla giunta Fontana unendosi al coro dell’Ordine degli Ingegneri di Monza e Brianza atta a valorizzare e sottrarre i tram da una demolizione certa e scellerata.

Il tam-tam mediatico conseguente non si fece attendere da parte delle più importanti testate giornalistiche di settore nonché locali. Si arriva così al giugno 2019 con un giro di boa importantissimo per la vicenda: la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano è riuscita nell’intento di vincolare vetture ed edifici aventi oltre 70 anni di esistenza quindi rientranti di diritto in quanto affermato dall’articolo 10 del DL 22 gennaio 2004, dall’articolo 42 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con successive modifiche ed integrazioni in cui si menziona l’obbligo dell’ente proprietario (ATM in questo caso) di verifica dell’interesse storico e culturale dei beni in questione, ai sensi del combinato disposto dall’articolo 12 degli articoli da 55 a 57 bis del suddetto Codice. Questo quanto inviato ad ATM per rendere nota della decisione istituzionale sui propri possedimenti.

Infine, per proseguire l’iter e non abbassare mai l’attenzione su Desio e le rimanenze ATM, dal 2020 ad oggi, attraverso il F.A.I. – Fondo Ambiente Italiano, il deposito desiano è divento oggetto della campagna nazionale “I Luoghi Del Cuore” nata per la difesa e la preservazione dei luoghi italiani da non dimenticare cercando di classificarsi, con l’appoggio dei votanti, nei primi posti per ottenere la precedenza nelle priorità che attendono una lieta sorte in questo Paese. Si ricorda che ad oggi è ancora possibile ed importante apporre la propria preferenza per quanto concerne l’edizione 2022.

La cronistoria merita però attenzione anche sull’ultimo atto, ad oggi, riguardante il Deposito ATM di Desio. Un misterioso incendio divampato sabato 26 febbraio 2022, quando in una mattinata di cielo terso e sole, senza nemmeno il calore necessario per innescare un’autocombustione spontanea, ha colpito le due motrici tipo “Desio” matricola 46 (ultima “Desio” funzionante nel 2011 n.d.r.) e tipo “Reggio Emilia” matricola 85 distruggendole in modo irrecuperabile. Sul caso rimangono ancora ombre e dubbi della mano dolosa e del fine ultimo al quale si volesse giungere con questo gesto ma saranno le indagini mirate delle Forze dell’Ordine a chiarificare eventualmente colpe e responsabilità anche se da tempo immemore, in questo Paese, è divenuto più probabile ottenere la verità grazie ad una trasmissione televisiva d’inchiesta piuttosto che da un magistrato in un tribunale delegato a stabilire l’equità giudiziaria (così come nei più noti casi irrisolti della storia italiana, pane per uomini di una certa cultura come Carlo Lucarelli autore di “Blu Notte” o Corrado Augias con “Telefono Giallo”).

Finalmente i lenti ingranaggi della burocrazia hanno lasciato il posto ad attrezzi ed operai, complici della dipartita e del salvataggio vero e proprio dei rotabili più discussi della Brianza.

Di seguito, per dovere di informazione e completezza della stessa, la serie di nove elementi tranviari interessati sotto forma di elenco (1️⃣) pervenuto dall’azienda di trasporto stessa, rimessati a Precotto ATM questa settimana (2️⃣) e a settembre, quando l’operazione sarà conclusa dopo la pausa estiva di agosto:

1️⃣) Prospetto generale del materiale rotabile interessato dal processo di rimessaggio presso Precotto ATM

  • 1 – motrice tipo “Desio”, matricola 45
  • 2 – motrice tipo “Desio”, matricola 48
  • 3 – motrice tipo “Reggio Emilia”, matricola 87
  • 4 – motrice tipo “Littorina” Breda, matricola 114
  • 5 – motrice tipo “Littorina” OEFT, matricola 122
  • 6 – motrice OMS, matricola 802
  • 7 – rimorchio tipo Carovana, matricola 177
  • 8 – rimorchio tipo Costamasnaga, matricola 181
  • 9 – rimorchio Breda, matricola 309

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2️⃣) Prospetto relativo al trasferimento delle vetture nei giorni 25 e 26 luglio 2022

25/07/2022

  • mattina: rimorchio tipo Costamasnaga, matricola 181
  • pomeriggio: motrice tipo “Desio”, matricola 48

26/07/2022

  • mattina: rimorchio tipo Carovana, matricola 177 e motrice tipo “Littorina” OEFT, matricola 122 (più relativi pantografi a parte)

  • pomeriggio: motrice OMS, matricola 802

È stato inoltre possibile, durante la realizzazione del servizio, immortalare ed osservare sul posto veicoli tecnici aziendali di supporto del tutto inediti nel contesto interurbano quali il Carro Soccorso FIAT 160F26 punzonatura di servizio 9339 (immatricolato nella provincia di Milano nel lontano 1983. Allestito come veicolo speciale dalla Carrozzeria Baribbi, n.d.r.) per ripristinare, tramite l’attrezzatura ospitata a bordo, i tram fermi da tempo e probabilmente con boccole o meccanismi di trasmissione segnati da ruggine o parti a scorrimento deteriorate. Oppure il bimodale Mercedes Unimog unità 9302 assegnato al deposito di Via Messina e normalmente utilizzato come veicolo spargisabbia, impegnato in loco per l’aggancio e movimentazione dei tram rimessati sino al loro carrellamento su gomma con argano.
In chiusura ma non meno importante, sempre secondo fonti ATM sul posto, il restante materiale rotabile non interessato dai vincoli storico-culturali, verrà appaltato ad un demolitore per porre fine all’agonia che l’impatto di agenti atmosferici ed incuria ha sicuramente contribuito a complicarne un possibile inserimento nella sopra citata selezione.

La redazione di Passione Trasporti, nonostante ciò, rassicura il lettore sull’importante tema continuando a seguirne, nel limite del possibile, le vicissitudini per poter riportare ogni aggiornamento inedito a scopo puramente informativo ed imparziale nei confronti dei protagonisti (aziende o enti) che si sono susseguiti negli anni in questo percorso il quale, pare, conclusosi con una nota decisamente positiva per la sottrazione dall’oblio di manufatti atti a completare con la loro presenza (non più solo fotografica) la narrazione di un contesto locale nelle sue mille sfaccettature.

Non da meno nel guadagnarsi uno spazio in questo articolo, un’altra simile apparizione sulle strade meneghine ha destato la curiosità di chi ne ha potuto apprezzare il passaggio sino vederne inghiottire la sagoma all’interno delle officine di Via Messina. La vettura tipo Carrello 1966, conservata in tono arancione ministeriale presso il deposito di Precotto, è stata carrellata lo scorso 26 giugno nel precedentemente citato punto manutentivo ATM, dopo essere stata coperta da un cellophane protettivo per le probabili condizioni non del tutto rosee in cui era decaduta durante gli anni della radiazione dal servizio e dal mancato utilizzo, nonostante da inizio anni ’00 fosse stata designata come storica ed equipaggiata con lo zatterone ligneo su cui poggiavano sia il trolley ad asta + rotella (ovviamente con relativo retriver) ed il recente dispositivo per captazione della corrente a monobraccio per l’utilizzo sotto la rete rimodernata nel tempo, dismettendo così la classica “pertegheta”. Circa tale esemplare non sono oggigiorno ancora chiare le intenzioni dell’azienda municipalizzata anche se le nubi all’orizzonte sembrano oscurare il sole della ragione che governa il buonsenso.


Salviamo il deposito ATM di Desio!

Per l’edizione 2022 dei “Luoghi Del Cuore” indetta dal F.A.I. – Fondo Ambiente Italiano – è stata nuovamente proposto tra i soggetti in concorso, la rimessa tranviaria interurbano ATM di Desio (MB), comprendente un ricco piazzale animato (si fa per dire) ancora da vetture dal gran valore storico e culturale, assolutamente degne di vivere una seconda vita da veri e propri oggetti narranti le vicissitudini sociali del territorio di Milano e della Brianza. Una storia segnata da lunghe carovane multicolore su rotaie che univano ogni giorno, specialmente negli anni ruggenti dello sviluppo economico, il centro città ai principali centri abitati sviluppatisi nell’area di Monza, a nord di Bresso e Sesto San Giovanni. Mille sfaccettature di un tempo in cui il tram era sinonimo di integrazione ed uguaglianza, le quali sono state ingiustamente abbandonate al disinteresse più totale, ai vandali e ad un’insolita colonia felina che contribuiscono a rendere in un futuro sempre più prossimo, irrimediabilmente irreparabile questa lunga storia italiana di tram e viaggiatori, macchina e uomo. Ecco perché la semplice e democratica espressione popolare attraverso l’antichissimo gesto del voto, forse non più così in voga ultimamente, deve poter concedere una possibilità a Desio ed a parte della sua essenza.

La locandina ufficiale dell’evento del FAI relativa al deposito ATM di Desio (ex STEL)

I “Luoghi Del Cuore” è una campagna nazionale, attiva da diversi anni, nata per la difesa e la preservazione dei luoghi italiani da non dimenticare, promossa dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo. È il più importante progetto italiano di sensibilizzazione sul valore dell’immenso patrimonio nostrano che permette ai cittadini di segnalare al FAI, attraverso un censimento biennale, gli spazi che necessitano di essere portati all’attenzione di progetti di riqualifica e relativi investitori, al fine di compiere restauri, messe in sicurezza ed infine, la fruibilità completa al pubblico. Dopo tale censimento, le realtà che hanno raggiunto una soglia minima di voti entrano a far parte di una classifica generale che ne decreterà il vincitore entro un tempo stabilito.

Un treno bloccato TB800 riqualificato sosta lungo il muro perimetrale del deposito costeggiante Corso Italia

La storia del deposito Desio

Il deposito tranviario ATM di Desio, fu costruito nel 1926 dalla STEL (Società Trazione Elettrica Lombarda) a servizio della tranvia Milano Carate-Giussano che la stessa azienda aveva rilevato due anni prima dalla Lombardy, con l’impegno a elettrificare la linea. Il 1° luglio 1939, le linee gestite dalla STEL passarono in mano alla ATMI (Azienda Tranviaria Municipale Interurbana), in seguito incorporata in ATM, attuale proprietaria dell’area. Il deposito è rimasto attivo fino al 30 settembre 2011, quando la linea tranviaria è stata sostituita da un blando servizio di autocorse con fermata proprio nel golfo di sosta dinanzi il caratteristico fabbricato giallognolo in stile liberty piuttosto semplice e classica scritta “ATM” tricolore. Scelte di partito, forse elettorali, ed aziendali hanno contribuito ad inceppare per sempre la magia del tram che attraversava fischiando educatamente lungo il centro dei paesi coinvolti e nella campagna che preannunciava l’ingresso nell’area meneghina.

Il complesso rappresenta un importante esempio di archeologia industriale. Basti pensare al solo sistema di rotaie che compie, per effettuare le manovre dei convogli tra strada e piazzale interno, quello che in gergo tecnico viene chiamato “cappello di prete“, sfruttando la presenza di due ingressi e del capolinea posto qualche centinaio di metri oltre il deposito lungo la viabilità urbana. Inoltre all’interno della suddetta area sono rimessati, purtroppo in precarie condizioni, ben 42 rotabili storici originali ATM.

Panoramica del piazzale del deposito desiano comprendente caratteristiche elettromotrici di differenti epoche e differente aspetto costruttivo

Il Ministero dei Beni Culturali lo scorso anno ha evidenziato a tutela del luogo e delle vetture, le conformi caratteristiche per rientrare sotto quanto previsto dai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (DL 22 gennaio 2004, n. 42). Dal 2018 è comunque presente una specifica petizione sulla piattaforma Change.org, ad opera del fotografo nonché cultore del tema Stefano Paolini (admin del sito e forum personale Photorail – Italian Railway Photos Online) liberamente firmabile per richiedere la modifica dei trattati di demolizione dei mezzi tranviari ancora in loco. Tutti gli aggiornamenti a riguardo sono nell’apposita sezione del noto sito di mozioni popolari.

Oggigiorno, come riferimento per i poco avvezzi, l’ultimo esempio tangibile di collegamento interurbano ancora in esercizio, con caratteristiche del tutto simili all’esperienza tranviaria desiana, è la direttrice ATM 179 con deposito a Varedo, il quale vede i treni arancioni denominati affettuosamente dai residenti “Frecciarancio”, correre tra Mombello (frazione di Limbiate) e Comasina, periferia di Milano con interscambio M3 e autobus, da quando il segmento di binari diretto sino allo storico capolinea di Via Valtellina è stato interrotto. Anch’essa vive una condizione di continua precarietà con le attuali norme sulla sicurezza sempre più stringenti e soluzioni per gli adeguamenti necessari che ritardano ad essere attuate, costringendo ad una riduzione (già in atto) dei turni effettuati fino ad una non impossibile cessazione di ogni servizio in favore degli anonimi automezzi che normalmente espletano corse sostitutive in alcune fasce orarie. Un gruppo specifico sul social network Facebook, gestito dagli stessi dipendenti ATM, permette di seguirne le vicissitudini quotidiane. Politiche sempre più burocraticamente lente, fondi inizialmente investiti e successivamente dirottati altrove, progetti e modifiche degli stessi ai quali non tutti sono concordanti sono le principali cause dello sfacelo per quanto riguarda spesso e volentieri i servizi del TPL in Italia.

Il tempo per operare e strappare alla demolizione questa opera civile ed il suo contenuti risulta quasi esaurito. Non sufficienti le incursioni negli anni caratterizzate da atti gratuiti di vandalismo e da falsi “cultori” in cerca di souvenir, un incendio dalle cause poco chiare divampato il 26 febbraio 2022 alle ore 15:00 circa, ha minato la sorte di due elettromotrici: la tipo “Desio” matricola 46 e la tipo “Reggio Emilia” numero 85. Pur spento tempestivamente dai VVF, non ha lasciato scampo alla loro fragile integrità.

Di seguito, per completezza d’informazione, quali e quante unità sono quindi ancora potenzialmente recuperabili:

  • Motrici tipo “Desio” (anno 1926): 45, 47 e 48;
  • Motrici tipo “Reggio Emilia” (anno 1928): 87 e 89;
  • Motrici OM con carrello Brill 77E (anno 1931): 95;
  • Motrici OM con carrello Brill 77E2 (anno 1930): 93, 94;
  • Locomotore Costamasnaga (anno 1928): 101;
  • Motrici Breda tipo “Littorina” (anno 1935): 114;
  • Motrici OEFT (anno 1936): 122;
  • Rimorchi Carovana (anno 1918-1923, trasformazione 1963): 177 e 179;
  • Rimorchi Costamasnaga (anno 1918-1923, trasformazione 1961-1963): 181;
  • Rimorchi Breda con porte all’estremità: 308 e 309;
  • Treni Bloccati TB500 (anno 1953, trasformazione 1961-1964):
    • 541(R)+506(M)+542(R)
    • 531(R)+512(M)+533(R)
    • 553(R)+501(M)+554(R)
    • 547(R)+511(M)+548(R)
  • Treni Bloccati TB800 (anno 1941, trasformazione 1964):
    • 831(R)+801(M)+832(R)
    • 839(R)+804(M)+840(R)
    • 833(R)+802(M)+834(R)
    • 841(R)+806(M)+842(R)

(R = unità rimorchiata | M = unità motrice)

Di seguito è possibile collegarsi, tramite pulsante interattivo, direttamente alla pagina del FAI relativa al deposito tranviario di Desio nella sezione “Luoghi Del Cuore” ove, previa iscrizione tramite registrazione my FAI al sito, è possibile votare tale area per portarla sino ai primi posti della classifica nazionale.

Noi, ovviamente, lo abbiamo già fatto!

Metrò VVF: allestimento speciale addestrativo

Novità importanti per l’elettromotrice metropolitana matricola 353 donata ai Vigili del Fuoco da ATM. Alcune settimane fa è stata collocata nella sua definitiva ubicazione presso il piazzale della caserma dei VVF di Via Messina a Milano, proprio a fianco dell’omonimo deposito tranviario.

Il veicolo ferroviario ha ricevuto una speciale cromia promiscua atta a identificare i due possibili scenari di intervento nelle esercitazioni addestrative previste: la linea M1 e le linee M2 e M3, le principali direttrici sotterranee della città gestite da ATM.

Infatti, grazie alle pellicole adesive, dalla cabina sino a circa metà cassa, è stata resa simile ai complessi tipo “tradizionale” operanti su M1, con l’alternarsi di bande rosse su fondo bianco. Viceversa, per la restante superficie lato pantografo/intercomunicante, è stata mantenuta la pellicolatura originale verde e bianca con la quale è stata distolta dal servizio, ovvero quella relativa alla metropolitana 2.

Per completezza sono stati collocati due distinte iscrizioni per identificare le condizioni operative in caso di manovra di soccorso:

  • Linea 1 Rossa”;
  • Linea 2-3 Verde-Gialla”;

Non solo dettagli visivi. Questo perché i treni del collegamento rapido metropolitano si differenziano anche e soprattutto per questioni tecniche di esercizio quali, su tutti, i sistemi di captazione dell’energia elettrica. È quindi risaputo che la M1 utilizza in galleria un sistema che prevede una terza rotaia alimentata a 750 Vcc per ricevere la polarità positiva con la quale soddisfare utenze e carichi di bordo, tra cui la trazione (ed una quarta fase sempre a rotaia per il ritorno di corrente). Per evidenti questioni di sicurezza, la terza e la quarta rotaia non sono presenti in alcune specifiche aree della rete; i treni captano quindi l’energia elettrica dalla linea aerea. Sull’imperiale dei convogli sono presenti quattro pantografi (predisposti per 1,5 kVcc / 750 Vcc) atti agli spostamenti in tratti dediti alla manutenzione o al ricovero nei depositi.

La questione riguardante le peculiarità delle linee 2 e 3 si presenta ben diversa. Nelle normali condizioni di esercizio i treni delle linee operano per mezzo di quattro pantografi in presa i quali garantiscono il corretto assorbimento di corrente dalla particolare catenaria realizzata nella ristretta sagoma offerta dalle gallerie, sino poi ad apparire molto più simile all’infrastruttura ferroviaria, nei tratti superficiali periferici (solo su M2). La tensione di esercizio è di 1,5 kVcc.

Per queste motivazioni l’allestimento dello scenario di simulazione dei VVF ha previsto che il binario ove l’elettromotrice è stata posata sia completo di una terza rotaia ed il carrello anteriore sia dotato di captatore laterale meccanico a strisciamento riprendendo il precedente discorso tecnico. La sezione M2/M3 dell’elettromotrice vede sollevato il caratteristico pantografo monobraccio.

A completamento dell’opera, stando a quanto potuto apprendere presso il comando dei Vigili del Fuoco, dovrebbe essere realizzato addirittura un sistema di copertura simile ad un tubo di grandi dimensioni nel quale inserire la vettura, per rendere totalmente verosimile l’ambiente metropolitano con i suoi angusti spazi.

Con queste disposizioni, la 353 si presta ad essere la prima (e probabilmente l’unica) motrice metropolitana a rivestire due differenti livree contemporaneamente ma con il prioritario obiettivo di garantire una formazione sempre più accurata al personale di soccorso operante in ambito civile come, appunto, in situazioni di pericolo con incidenti che riguardano i mezzi di trasporto pubblico.

Forte vento a Milano: rimodulazioni e danni al servizio pubblico

Violente raffiche di vento si sono abbattute in Lombardia nei giorni scorsi, raggiungendo punte di velocità da primato, addirittura tra in 90 e i 110 km/h. Il Favonio, o Föhn, caratterizzato da masse d’aria secca e calda, ha scavalcato con veemenza la catena montuosa alpina discendendo da nord, causando non pochi danni a strutture, edifici, arredi urbani nonché al servizio pubblico dei centri abitati padani, su tutti nell’immediato circondario del capoluogo di regione. Per poter idealizzare mentalmente la dimensione concreta dell’accaduto basti pensare che, solo nella prima mattina di lunedì 7 febbraio, sono stati almeno un centinaio gli interventi gestiti dai Vigili del Fuoco nella sola città di Milano. Alberi, rami, coperture, oggetti e rifiuti sono stati gettati al suolo, divelti o addirittura scagliati a distanza sotto un cielo così terribilmente sereno, omaggiato da un’aria pulita ed sole splendente, decisamente unici nel susseguirsi stagionale del clima padano.

La situazione in tempo reale attraverso la piattaforma Twitter di ATM

Una situazione climatica comunque che non deve destare l’allarme generale in quanto il Favonio, è un elemento tipico dello scenario invernale post natalizio in Val Padana, meno consueta è però la sua presenza, nonché intensità, che ha bussato alle porte della grande metropoli. La formazione così come la forza, sono tutto frutto dell’effetto che i rilievi montuosi operano fisicamente tentando, passivamente, di contrastare con la loro massa ed altitudine le grandi correnti d’aria cariche di umidità. Nel sormontare le gelide vette, lo stesso fluido gassoso (che nell’ascesa è definito Stau) perde la precedentemente citata umidita in esso contenuta per effetto della condensazione, raggiungendo quindi la valle in condizione di totale assenza di componente acquea vaporizzata e con una temperatura nettamente più alta di quella di partenza.

La conta dei danni è ben presto nota: il servizio tranviario e stradale di ATM è stato rallentato o sospeso principalmente per l’interruzione dell’energia elettrica o del percorso stesso causa caduta di rami spezzati sulla catenaria oppure direttamente dai grandi alberi non più solidali con il terreno che ne ospitava le radici le quali, in città, non sono poi così libere di crescere ancorandosi saldamente al suolo essendo spesso e volentieri appartenenti a piante relegate in spazi delimitati da cemento o asfalto (spartitraffico o aiuole in genere).

L’azienda municipalizzata ha quindi prontamente diramato sugli appositi organi di riferimento digitali (applicazione ufficiale e social, vedi sopra) tramite il coordinamento della sala operativa, un apposito comunicato specificando le modifiche e rimodulazioni garantite nell’offerta del trasporto, impiegando anche autocorse sostitutive. Non sono mancate operazioni di soccorso da parte del personale interno ATM grazie alla flotta comprendente anche mezzi adatti a questo tipo di eccezionalità oltra alla normale manutenzione ordinaria/straordinaria che coinvolge la rete. In Via Fabio Filzi, un grosso tronco ha letteralmente impossibilitato la marcia della vettura 7607, urtandola e paralizzando anche gli altri tram a seguire. Disagi importanti anche in zona Piazza Prealpi e Piazzale Antonio Cantore.

Danni addirittura per la “cattedrale” ferroviaria, ovvero, la stazione di Milano Centrale, con lo scoperchiamento di alcune lamiere di copertura del fabbricato viaggiatori marmoreo e la caduta di diversi pannelli interni costituenti il lucernario dell’area un tempo destinata alle biglietterie, oggi una navata di transito pedonale per i viaggiatori.

Lungo Viale Fulvio Testi e Viale Ca’ Granda la scena non cambia. Anche qui la vegetazione che solitamente omaggia i lunghi tratti stradali ha dettato legge, costringendo altrettanti veicoli tranviari a richiedere soccorso, complici i trolley spezzati o piegati e la mancanza di alimentazione dovuta alla rottura delle mensole che sorreggono i cavi di alta tensione costituenti la catenaria, imprescindibile fonte di energia che rende possibile la trazione elettrica. L’intervento di FFO e tecnici è stato pressoché tempestivo, a loro infatti va sempre il ringraziamento della città e di chi vi abita grazie al provvidenziale compito della sicurezza e senso del dovere nei momenti di emergenza.

Tra i curiosi episodi verificatisi nella giornata di lunedì, è certo degno menzionare la discesa in campo di una vera chicca ATM ormai storica se pur ancora straordinariamente operativa. L’occasione ha visto il ritorno in strada del Carro Soccorso FIAT 160F26, punzonatura di servizio 9339, immatricolato nella provincia di Milano nel lontano 1983. Venne allestito come veicolo speciale dalla Carrozzeria Baribbi (fondata dall’omonimo Franco Baribbi, ex presidente del Brescia Calcio dal 1982 al 1989), un’azienda di circa 600 dipendenti con tre sedi in Italia, specializzata nella modifica di mezzi stradali prevalentemente a marchio IVECO.

A corredo dell’articolo, una serie di immagini realizzate sul territorio cittadino proprio durante i momenti più salienti e critici dei disagi causati dalle raffiche d’aria. A partire già da martedì 8 febbraio la circolazione ha ripreso il suo corso sino a tornare regolarmente esercita. Non sono passati inosservati i trasferimenti delle vetture incidentate tra i vari depositi per intraprendere le dovute misure manutentive e rimetterle di conseguenza in sesto.

Prime apparizioni e possibili assenze per il “Toto-Sabbiere” 2021

Le prime sfumature d’autunno, accompagnate da temperature sempre più costrittive a coprirsi gradualmente con indumenti termicamente protettivi, hanno cominciato a spodestare la piacevolezza del clima e degli scenari estivi i quali ormai, come ogni anno in questo periodo, sembrano solo un ricordo lontano, con alcuni ritorni di fiamma a sprazzi tra lunghi momenti di umido maltempo o cupo grigiore urbano senza sole. Ed è proprio verso la fine di ottobre che il traffico tranviario si popola di particolari presenze fugaci che appaiono tra all’alba e l’affievolirsi della breve luce concessa, cospargendo la rete di sabbia silicea al fine di scongiurare pericolosi pattinamenti in frenata o slittamenti in trazione delle vetture di linea. Le “sabbiere” sono un gruppo di tram adibite ed attrezzate al compito unico della cosiddetta “sabbiatura” attraverso un sistema di tramogge ed ugelli dai quali la finissima polvere grigio chiaro viene lasciata sulla rotaia quasi come i sassolini bianchi della favola del “Pollicino” di Perrault. Anno dopo anno, le motrici serie 700, sopravvissute nel tempo, atte a svolgere questo compito si sono ridotte drasticamente venendo progressivamente sostituiti da più semplici veicoli bimodali strada-rotaia a propulsione termica capaci anche di ottemperare eventualmente ad altre esigenze quali spazzamento neve o traino di materiali richiedenti soccorso per impossibilità nel procedere. Sono quindi poche le caratteristiche “sabbiere” ancora in funzione e soprattutto manutenute a dovere. Lo scorso anno questi meravigliosi tram d’epoca semoventi (più anziane delle stesse “Ventotto”) sono state introdotte al pubblico di Passione Trasporti grazie ad un articolo riepilogativo “L’inverno a Milano è sabbia tra i binari” il quale elencava circa sette motrici che negli ultimi periodi di attività sono state avvistate sui percorsi urbani milanesi. Di queste, due unità in particolare hanno già avuto modo di apparire prematuramente nelle scorse settimane lasciando così intendere una possibile partecipazione nella stagione invernale imminente, oltre ad alcune supposizioni logiche prettamente giornalistiche in una sorta di “Toto-Sabbiere” che puntualmente proveremo a proporre di anno in anno anche al fine di monitorare tali elementi di indubbio interesse culturale e storico.

Nel mese di settembre le matricole 719 e 713 sono state trasferite dai depositi di appartenenza alle Officina Generale ATM di Via Teodosio dove hanno sostato alcuni giorni prima di rientrare nuovamente alla locazione d’origine. All’interno delle maestranze, hanno probabilmente ricevuto alcuni interventi di manutenzione mirati al mantenimento in esercizio. In particolare la 713 la quale, come da immagine a corredo dell’articolo, vanta sicuramente, a seguito di un incidente con un autoveicolo non recentissimo, il rifacimento completo in modo vistoso delle estremità della cassa, con un lavoro accurato di falegnameria e manodopera in generale ed una verniciatura parziale tale da decretare, come per la 718, il termine di nuovo conio “triverde” in luogo del classico, nonché previsto da schema costruttivo, doppio tono di verde. A seguito di questa riparazione ha perso definitivamente i finestrini frontali originali con cornice lignea ed i vetri a scomparsa nell’intercapedine della cassa durante lo scorrimento. Al loro posto sono stati impiegati dei finestrini a cremagliera unificati, di probabile provenienza dalla scorta magazzino per le vetture tipo 1500. Nel 2020 era stata provvisoriamente fermata con dicitura cartacea sui finestrini “VETTURA IN USO NON PRELEVARE MATERIALE” lasciando quindi presagire ad un possibile ritorno. In data 27 settembre ha poi lasciato il deposito Teodosio per giungere in quello di Via Messina ed attendere successivamente le condizioni per intervenire seguendo le tabelle delle rispettive linee lungo le quali effettuare lo spargimento di sabbia.

L’unità 719, anch’essa immortalata fotograficamente, è rientrata al deposito Precotto una settimana prima della gemella, il 20 settembre, ma senza presentare in modo evidente segni di attività e manutenzione. Apprezzandola ancora in movimento si è potuto stimare che potrebbe prestarsi presentarsi nuovamente all’arrivo della stagione fredda, quando l’azienda municipalizzata darebbe il via all’attuazione del piano per le “sabbiere”. Un’altra vettura che non dovrebbe mancare in questo finale del 2021, ad occhio e croce è la atipica 705, con tutta la sua bellezza tecnica nella diversità che la caratterizza, anche se al momento non è dato da sapere delle sue condizioni elettromeccaniche o strutturali. È doveroso far presente ancora una volta che si tratta di mezzi di servizio riconvertiti e ricostruiti, non più atti e sicuri per svolgere il trasporto ordinario di utenti. L’ultima Revisione Generale per la maggior parte di essi risale all’incirca agli anni Sessanta del secolo scorso, approdate ad oggi grazie unicamente ad interventi di manutenzione correttiva.

Le matricole 704, 706, 712 (con dispositivo di captazione ancora originale di costruzione TIBB) e 718 rimangono quindi ancora una grande incognita tra le “guest star” della nuova stagione che le vorrebbe presenti alternandosi accanto ai Mercedes-Benz Unimog U400 con i quali da sempre si contendono la sopravvivenza, sempre messa a repentaglio da un acquisto ed un uso massiccio di questi ultimi.

A conclusione di ciò, questo vuole essere un semplice pronostico, un ragionamento il più oggettivo possibile sulle sorti di uno dei tantissimi simboli di Milano minacciato ogni giorno dal progresso ed una presunta incontrastabile modernità. Non ci sono certezze ma nemmeno troppi dubbi. Ergo, chi avrà coraggio di vivere, vivrà e vivendo vedrà e testimonierà quanto di più prezioso per custodire la memoria storica del nostro presente. 

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Autoguidovie & IVECO BUS per l’eco-mobilità elettrica

Nella trascorsa settimana europea dedicata alla mobilità sostenibile e salutare, indetta annualmente dal 16 al 22 settembre, l’azienda di TPL Autoguidovie, con la presenza di una vettura ad impatto zero prodotta da IVECO BUS, è stata protagonista a Pavia anticipando le proprie intenzioni commerciali incentrate verso un sistema di trasporto più efficiente e meno inquinante guardando con lungimiranza al futuro, quindi alle soluzioni per non gravare eccessivamente sul fragile ecosistema terrestre. L’IVECO E-Way, in questo caso nella versione da 12 metri, è l’ultimo ritrovato della grande casa produttrice leader di mezzi capaci nel corso della storia di raggiungere su gomma qualsiasi luogo del globo grazie a tecnologia, affidabilità e praticità nel loro insieme. Dopo essere stato presentato alla città (presenti in loco Antonio Bobbio Pallavicini, Vicesindaco e Assessore alla Mobilità del Comune di Pavia, Stefano Rossi, amministratore delegato di Autoguidovie e Simone Zoccarato, IVECO BUS Italy Market Public Sales Key Account Manager), a partire dal 23 settembre, l’E-Way ha eseguito una serie di prove su strada con ottimi riscontri, tra le vie che caratterizzano questa bellissima località tra pianura e fiume , il Ticino, intrise di storia e tradizione della “Bassa”.  

Sulla scia di quanto messo in atto da ATM a Milano nel corso di questi ultimi anni, anche città di Pavia prevede, tramite l’utilizzo dei fondi ministeriali messi a disposizione dal PSNMS (Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile) il rinnovo del parco autobus ed il conseguente miglioramento della qualità dell’aria del circondario minata dal combustibile fossile. A riguardo di ciò, la prima fase del piano “full electric” prevede la ristrutturazione completa del deposito attrezzandolo, in vista dei mezzi che ospiterà, con nuove infrastrutture di ricarica e manutenzione. Inoltre è prevista una gara di acquisto di 25 bus (14 con fondi “Piano Aria” e 11 con fondi PNMS), mentre la seconda fase del progetto è rappresentata dall’acquisto di 80 bus elettrici.

IVECO con il modello E-Way lascia quindi intravedere delle ottime capacità per garantire un buon servizio pubblico consapevole e strutturato, coprendo eventuali carenze di collegamenti o istituendone di nuove tra infrastrutture e quartieri residenziali sorti recentemente nelle nostre metropoli e periferie. Numerosi test sono stati infatti condotti in precedenza proprio su questo mezzo come l’esperimento condotto dall’azienda di trasporti tedesca Verkerhrsbetriebe Bachstein operante in Bassa Sassonia, registrando un’autonomia di ben 543 chilometri dopo una singola ricarica percorsi in 48 ore di esercizio con tanto di verdetto approvato da TÜV Nord. Questa prova è andata in scena lo scorso luglio con l’esercizio espletato in due giorni, tra le ore 05:30 e le 16:00, arrivando a concludere questo ciclo di attività testing con il 3% di energia ancora disponibile per la trazione, regalando ancora qualche altro chilometro di libera corsa. Il consumo infatti è relativamente basso, circa 0,61 kWh/km. In casa IVECO l’E-Way aveva fatto registrare, nelle medesime condizioni elettriche, un totale di 527 chilometri percorrendo il circuito di prova dove queste vetture vengono analizzate e stressate fisicamente per raccogliere importanti informazioni atte a migliorarne o perfezionare le capacità tecniche. Tutti risultati che lasciano ben sperare, sia per produttori che acquirenti.

A Pavia l’E-Way in questione utilizzato da Autoguidovie vanta una potenza nominale del motore elettrico di 160 Kw e di una potenza delle batterie pari a 385 Kw. A bordo del mezzo si contano tre porte a doppia anta, 24 posti a sedere (tra cui uno riservato ovviamente al conducente) e 45 in piedi, per un totale di 69 posti. La sua flessibilità consente di sfruttare al massimo lo spazio interno il quale può essere equipaggiato attraverso versatili impianti tecnologici di ultima generazione. Un autobus con le caratteristiche giuste per soddisfare un cliente esigente come Autoguidovie ma non solo, con la speranza che anche altre realtà TPL seguano un adeguamento dei propri autoparchi sfruttando gli ormai modernissimi supporti su gomma che IVECO o altre case produttrici sono in grado di realizzare.

Un piccolo sguardo doveroso, prima di concludere, alla Settimana Europea della Mobilità (European Mobility Week), un’iniziativa nata nel 2002 che festeggia nel 2021 il ventennale di sensibilizzazione, attraverso il mondo del trasporto a breve, medio e lungo raggio, sullo scontato ma non banale tema delle emissioni nonché risparmio energetico proteggendo così il nostro divenire. In particolare dopo il periodo probabilmente più grave della pandemia di COVID-19, anche il benessere fisico è stato protagonista di questa edizione attraverso lo slogan “Muoviti sostenibile…e in salute”. L’invito è sempre quello di scegliere con saggezza ed attenzione come muoverci in città o tra di esse, prediligendo un servizio pubblico intelligente o collaborando con le amministrazioni per la sua attuazione quando qualcosa non va. Ovviamente sempre con rispetto verso gli altri viaggiatori, utilizzando le armi della sanificazione e mascherina per fronteggiare in modo semplice il contagio, prevenendolo.

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In tram al Fuorisalone 2021

Cala il sipario e si spengono i riflettori su una delle settimane più coinvolgenti che il capoluogo di regione lombardo normalmente ospita durante l’anno, il quale come da copione, genera puntualmente un’ampia risonanza mediatica nonché interesse tra curiosi e cultori delle novità stilistiche a trecentosessanta gradi. Il mese di settembre, ovviamente, sancisce il periodo di giorni dedicati al del Salone Internazionale Del Mobile, una tradizione meneghina dal 1961 che fissa il punto di incontro mondiale per gli operatori (produttori, creatori, acquirenti, ecc…) del settore casa/arredamento. Manifestazione nata tra le mura della storica Fiera Di Milano, oggi dislocata nel distaccamento di Fieramilano realizzato nel 2005 nella città-satellite di Rho a ridosso di importantissime direttrici ferroviarie e stradali. Il Salone Del Mobile inoltre, da diversi anni, genera un coinvolgimento della città stessa ove numerosissime sono le attrattive ed iniziative che a colpi di stile, arte, design e creatività meravigliano i visitatori spaziando tra tantissimi luoghi, edifici e quartieri selezionati per presentare le ultime novità sul mercato: il cosiddetto Fuorisalone (o Fuori Salone). Insieme alla mostra principale nella sede di Rho creano la citata Milano Design Week. I padiglioni del polo fieristico presentano solitamente diverse macro-realtà:

Classico;

Design;

EuroLuce;

EuroCucina;

Salone Internazionale Del Bagno;

SaloneSatellite;

Anche la redazione di Passione Trasporti ha quindi avuto l’opportunità di partecipare ad alcune di queste promozioni “originali” invogliata dalla trovata pubblicitaria estremamente allettante e pertinente con quello che puntualmente viene trattato tra le righe di questa rubrica d’informazione. Due vetture tranviarie della serie 1500 (le classiche Ventotto) sono state le protagoniste di altrettante due differenti collezioni d’arredamento semoventi presentate ed apprezzate nei particolari qui di seguito.

– 1830 – “Fuorisalotto” di Febal Casa

Per l’azienda del Gruppo Colombini è stata riservata ed allestita per l’evento la Ventotto storica del deposito Baggio, da poco rigenerata nella sua veste arancione ministeriale. Attraverso la collaborazione ormai consolidata con IGP Decaux è stato possibile applicare sui colori originali una particolare livrea adesiva (tecnica del “wrapping”) rossa e bianca con il brand di Febal Casa, incluse decalcomanie “#FuorisalottoFebalCasa” e “Sali e…PARTY con noi!”. La vera sorpresa si cela ovviamente all’interno. Il classico comparto passeggeri con panche in legno e sostegni metallici è stato camuffato con un vero e proprio arredamento dedicato in grado di adattarsi alle forme della “Carrello”, organizzando così un lungo bancone con inserti a scomparsa, lato interbinario, uno spazio con pista dalla pavimentazione zebrata per ballare tra il mobile e la fila di sedute (ammorbidite da soffici cuscini) lato porte. I colori dominanti sono toni contrastanti, su tutti nero e rosso oppure bianco e nero. Gli storici finestrini a cremagliera hanno saputo coesistere con tenui tendine grigie svolazzanti nell’aria ancora calda di fine estate. Una postazione con consolle da disk jockey è stata collocata a ridosso del fondo della vettura, con l’ultima porta fuori servizio ed oscurata da uno specchio generante un più appartato angolo privato molto simile ad un salottino con tanto di confortevoli poltroncine e tavolini. Anche alcune piante hanno trovato posto lungo il tram, vicino alle porte di salita per godere della luce naturale entrante dai vetri e per generare un’atmosfera tipicamente domestica.

Il manovratore ha visto anch’esso ricoprire lo spazio retrostante la postazione di condotta con pannelli decorati e neon luminosi. La struttura lignea della 1830 ha permesso una splendida filodiffusione sonora dal vivo delle varie DJ interpellate per allietare l’evento a ritmo di musica mixata non-stop. Un piacere è stato apprezzare alla consolle la playlist della dolce Play Eva, seguita da altri artisti alternatisi nei vari giorni quali Norabee, Andy Rosh, Valentina Sartorio, Ellen Beat, Gisele, Lolla e Lateq.

A bordo non sono mancati momenti di intrattenimento come un moderno piano-bar, con un vero e proprio rinfresco servito da sorridenti ed espansive ragazze quali Anastasia e Laura, coordinate e supervisionate (così come tutto l’evento con il suo cronoprogramma) dalla giovane Federica Baldacci, social media specialist di Colombini Group. Un rinfrescante momento offerto ai presenti a base di veri e propri cocktail “da passeggio” realizzati da The Botanical Club (innovativa micro distillery di Gin a Milano) e da Dink It, il primo liquorificio italiano capace di imbottigliare ed offrire al cliente ottimi preparati alcolici. Una borsetta in tela commemorativa ed alcuni dépliant di Febal Casa corredano splendidamente l’esperienza di viaggio. La presenza originale di Febal Casa al Fuorisalone ha di certo avuto un grande impatto mediatico tra i visitatori, grazie anche all’indissolubile stato di connettività multimediale nel quale siamo immersi e nel cui oceano elettronico di informazioni possiamo, istante per istante, condividere i nostri momenti. Doveroso quindi spendere qualche precisazione sull’azienda e la sua attività. La sammarinese Febal Casa nasce come attività a sé stante, acquisita negli anni dal Gruppo Colombini all’interno del quale, tramite la guida dello studio A++, vengono progettate e realizzate le nuove collezioni. Oggigiorno coesiste con le divisioni Colombini Casa, Colombini Group Contract, Offic’è e Rossana. La 1830 ha eseguito, durante la design week dal 4 al 10 settembre, un itinerario tipico dei servizi tranviari turistici e/o a noleggio con classici passaggi che hanno riguardato gli angoli più salienti della Milano “da bere” (qui nel dettaglio le due tabelle utilizzate dalla 1830 durante il Fuorisalone: https://www.febalcasa.com/it/percorsi-tram-fuorisalone/).

– 1702 – “My Senses: muoversi con stile” di Michele Perlini (Lapitec + Mafi + Arthesi)

Una grande firma necessità il giusto supporto per veicolare la sua capacità creativa. Per questo la 1702 è stata prescelta ad ottemperare tale compito. La vettura è l’unica dell’attuale parco storico a rivestire una curiosissima tinta bianco latte con inserti grigi ed azzurri. Negli anni Ottanta, precisamente nel 1984, AMSA, ATM e Centrale del Latte si fecero promotrici dell’iniziativa “Tramcittà Biancopulita” con il patrocinio del Comune di Milano e del WWF. Essa nacque per sensibilizzare i cittadini di tutte le fasce di età, ma soprattutto le nuove generazioni, verso la cultura del rispetto per l’ambiente che ci circonda. La 1702 ha per ciò ricevuto questa livrea speciale durante l’evento, mantenuta a ricordo dell’idea di una grande collaborazione per una città che ha sempre visto sino a quel periodo, causa estrema industrializzazione, una scarsa attenzione verso un equilibrio ecologico ideale. È stata successivamente salvaguardata come veicolo storico del parco ATM, noleggiabile ed utilizzabile per eventi come appunto, il Fuorisalone. L’interior designer Michele Perlini, giovanissimo artista, ha quindi avuto l’onore di progettare e curare il riallestimento della Ventotto attraverso l’esposizione denominata “My Senses”, un’occasione unica per veicolare le novità del momento sfruttando i cinque sensi. Ma procediamo per ordine. Perlini nasce a Verona nel 1982 mentre dal 2007 è laureato in architettura sostenibile, titolo ottenuto presso l’università IUAV di Venezia. Per anni ha frequentato lo studio di famiglia fondato nel 1974 a Verona. Trattasi di uno specialista in architettura sostenibile, a basso consumo energetico e ovviamente, in design. “My Senses” vuole essere un’esperienza di sostenibilità e mobilità studiata essere sviluppata dall’ideatore nei cinque giorni di esposizione (dal 5 al 10 settembre). Infatti ogni giornata della Milano Design Week in cui il tram ha percorso l’itinerario cittadino è stato dedicato al design di un senso percettivo differente come ad esempio lo showcooking affiliato al gusto. Per ultimi ma non meno importanti la vista e l’udito, attraverso un DJ set ed uno show con videomapping dei massimi progetti dell’architetto. Gli interni della 1702 hanno quindi subito una rivisitazione in chiave moderna con la creazione di uno spazio mondano. Il nostro, con il suo ARCSTudio Perlini, si è avvalso della collaborazione di importantissimi marchi del settore per raggiungere l’obiettivo quali Lapitec (collezione “Musa”) per i tavoli in pietra sinterizzata, Mafi per il parquet e Arthesi per la consolle da cucina. Seguono come partnership e sponsor Dornbracht, Galante Sas, Davide Groppi e Dedar per rifiniture e dettagli. La livrea, sempre ad opera di IGP Decaux con pellicole apposite, ha visto dei toni bianco e azzurro, interrotta sui finestrini da un’immagine raffigurante il designer stesso e la parola chiave per la condivisone social dell’evento “#TraMySenses” realizzata con una font retrò. Insomma, nel complesso uno stile tra futuro, eleganza praticità, modernità dinamica con le radici metaforiche che affondano in un elemento consolidato dalla centenaria storia e dal tempo: il tram.

Urge per doverosa cronaca, non prima giungere al punto conclusivo, menzionare altre tre vetture, 1597, 1879 e 1968, le quali nel contempo hanno effettuato servizio ordinario sponsorizzando sempre le iniziative del “Supersalone 2021” di Rho con pellicolatura realizzata appositamente e velettone pubblicitario sull’imperiale a corredo.

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Uno sfratto (temporaneo) per la Ventotto “da corsa” monzese

Scemano, così come le rigeneranti, agognate ma brevi vacanze, gli ultimi momenti d’agosto, lasciando spazio alla fondamentale ciclica ripresa delle attività abituali che caratterizzano da sempre settembre pur regalando ancora temperature favorevoli e giornate pienamente estive, miti.

Uno degli appuntamenti stagionali più importanti nel mondo del motorsport è sicuramente il Gran Premio di Formula Uno che prenderà il via sull’asfalto del circuito dell’Autodromo Nazionale di Monza il weekend di domenica 12 settembre, tra le mura e la natura di uno dei parchi recintati più belli e grandi d’Europa. Il tracciato secolare (costruito nel 1922 a tempo di record, quasi voler imitare i campioni che lo avrebbero percorso) ospita questa tradizione velocistica da innumerevoli anni così come una singolare presenza tra le file del suo “dietro le quinte”, ovvero i paddock, dove meccanici e team si sono adoperati nella messa a punto dei micidiali bolidi di ogni epoca.

La vettura tranviaria appartenente precedentemente all’Azienda Trasporti Milanesi, matricola 1904, venne acquistata per sole 150 mila lire (oggi meno di un centinaio di euro) nel febbraio del 1981 dall’Associazione Amici dell’Autodromo & Del Parco Di Monza che ne organizzò il trasporto tramite carrello stradale sino al Parco di Monza, quindi entro il perimetro del circuito e, infine, la nuova colorazione in un rosso molto somigliante a quello delle invincibili automobili del cavallino di Maranello. Mantenendo molti elementi d’origine, con un restauro estetico in quanto non più semovente, risalente a pochi anni fa, ha ospitato tra le panche in legno al suo interno momenti associativi della congregazione di appassionati che ne ha sempre gestito e curato l’integrità. Negli scorsi giorni, grazie all’ausilio di gru e mezzi stradali per trasporti eccezionali, è stata sollevata e temporaneamente “sfrattata” dall’attuale sede dinanzi il padiglione deputato all’area destinata a locali e negozi con caratteristica copertura arcuata per permettere il rinnovo di tale porzione d’Autodromo dedicata alla Ventotto con il suo caratteristico spezzone di binario. È stata quindi prontamente collocata in uno spazio a lato dell’ex residenza del direttore dell’impianto sportivo, oggi Casa Brembo a ridosso delle tribune interne in uscita dalla variante Ascari, protetta da alcune transenne ma facilmente (e finalmente) ammirabile nella sua completezza dopo decenni di segregazione tra un perimetro composto da fitte, rigogliose ma curate, siepi. Nonostante ciò, la 1500 “da corsa” non prenderà parte all’evento automobilistico quest’anno richiamando i tifosi con la sua eccezionale sagoma degna di un vero pesce fuor d’acqua, una nave in una foresta, in questo caso, un tram tra le fronde arboree.

Questo tipo di motrici tranviarie non ha mai storicamente percorso gli antichi binari della tranvia monzese, raggiungendo sulle proprie ruote, in quanto deputate al solo servizio urbano, il deposito brianzolo di Desio ma come inoltro alla demolizione, trainate da altrettanti veicoli elettrici ferrati del medesimo notevole valore culturale. A completezza è doveroso menzionare, stimolando la curiosità del lettore, di un breve tratto armato con binari a scartamento non ordinario presente in autodromo durante e successivamente la sua costruzione: inizialmente utilizzato per la movimentazione di carrellini tipo decauville minerari per il trasporto di materiali edili, cambiandone la disposizione dei binari il tragitto è servito come breve linea per intrattenere i primi visitatori del nuovissimo tracciato deputato a glorificare il pilota come figura tra i massimi simboli del futurismo italiano.

La 1904 troverà la definitiva collocazione proprio dinanzi Casa Brembo in un futuro imminente, concedendo tempo per la realizzazione del nuovo spazio espositivo. 

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Passione Trasporti – On Air! [VIDEO]

Passione Trasporti è stata orgogliosamente ospite dei microfoni di Radio Regione nel programma #Live_Social. Un piacevole momento disquisendo di TPL e tematiche legate al mondo dei trasporti che accumuna una sostanziosa community di fruitori degli innumerevoli servizi offerti e quotidianamente coinvolge milioni di persone in tutto il mondo in modo inconsapevole. Un intervento mirato anche sulla presentazione delle attività digitali di Passione Trasporti all’interno delle aree tematiche del sito.
Passione Trasporti è ormai sempre più un contenitore reale che virtuale, in grado di specializzarsi in contenuti propedeutici ad instaurare un seguito che potrebbe eventualmente vedersi concretizzato in incontri, manifestazioni, eventi per rafforzare il senso di appartenenza ad un’idea che oggigiorno la società moderna pone troppo spesso in secondo piano anche a causa dell’impiego prioritario del tempo in scopi lavorativi, quindi remunerati e tattici per il proprio sostentamento ma non sani per soffermarsi a riflettere veramente su ciò che di bello ci circonda e ci accomuna. Un messaggio via etere, come la radio insegna, vuole essere l’auspicio di esserci costantemente e direttamente in contatto con un pubblico che è sia spettatore che giudice dell’operato di chi, come Passione Trasporti, concorre come tentativo di distaccamento culturale dal futile, dal frivolo e commercialmente nauseante che ogni giorno puntualmente ci bersaglia di prodotti, concetti pre-confezionati e mode.

Il rilancio di Milano viaggia… in tram

È opera di queste ore, sul sito ufficiale del Comune di Milano, la pubblicazione di un importante documento elaborato il 13 luglio scorso e frutto di dibattito della seduta telematica avvenuta tra i membri del consiglio di Municipio 1 del capoluogo lombardo. Come ordine del giorno, approvato all’unanimità, la valorizzazione delle vetture tranviarie storiche ATM a scopo turistico e culturale, ovvero, una presa di posizione importante su una questione da tempo rimandata o taciuta tanto da decretare il destino di numerosi veicoli di grande interesse storico in maniera definitiva ed irrecuperabile. Una strada lunga da percorrere, anche per sensibilizzare la coscienza dell’azienda municipalizzata che al momento non prospetta uno scenario adeguato a quest’originale attrattiva, la quale, in luoghi come Torino è, ad esempio, molto più sentita e rilanciata, con uno scontato ritorno di pubblico interessato veramente numeroso.


Nel testo, sono moltissimi i passaggi che vengono affrontati e le novità da introdurre proposte come carne sul fuoco, per sfruttare al massimo il “tesoro” celato da troppo tempo tra le mura dei depositi di mamma ATM. Importanti sono le condizioni emerse del materiale rotabile e delle strutture del deposito dismesso di Desio (MB) così come la collezione Ogliari del museo Volandia di Somma Lombardo (VA). Vetture e motrici che reclamano certamente giustizia, dopo l’onorato servizio prestato durante un secolo che, nonostante l’avvento della tecnologia, non le ha mai condannate in fretta e furia alla fiamma ossidrica grazie alla loro semplicità e robustezza in esercizio. L’istituzione di un museo, infatti, potrebbe racchiudere almeno in forma statica tanti pezzi di non quantificabile interesse mentre quelli ancora atti, potrebbero ogni giorno percorrere la città lungo un percorso realizzato su misura per toccare i luoghi più prestigiosi della città, un’ipotizzata linea 20, con un massimo di 4 o 5 tabelle, sia per giorni festivi che lavorativi. Da citare la figura chiave di Mattia Abdu, appassionato ma anche assessore di zona nell’ambito Urbanistica e Mobilità, il quale, da conoscitore, riporta differenti e precise matricole di vetture le quali potrebbero rivivere una seconda giovinezza proprio sui binari o, per lo meno, non nelle file degli accantonati nella cosiddetta Area 51 di ATM o meglio conosciuta come deposito Precotto.

Ecco quindi il desiderio di riabilitare, oltre alle classiche tipo 1928, le care serie 700, con allestimento per passeggeri, l’unità 609 di grandissimo valore per l’epopea tranviaria milanese, l’unità 5137 già protagonista nei mesi trascorsi di un glorioso ritorno nel deposito Baggio, l’unità 4825 da ripristinare funzionalmente e l’effimera nonché sperimentale vettura 4500 “tram innovativo a pavimento ribassato”, frutto nel 1984 di un Frankenstein by OMS ottenuto da due Ventotto incidentate. Il documento si conclude con paragrafi immancabili riguardanti lo stato di conservazione e manutenzione di quanto precedentemente citato intraprendendo azioni di tutela e di censimento al fine di scongiurare abomini quali demolizioni, cannibalizzazioni o cessioni a terzi/privati.


Grazie all’audace azione dall’assessore Abdu, rincarata e supportata da chi ha a cuore questo patrimonio pubblico, è auspicabile il poter iniziare ad ammirare i primi segnali di cielo sereno ed azzurro, oltre la coltre di nubi che imperversavano da decenni sui destini di agglomerati semoventi ferrosi e lignei, plasmati da antichi operai-artigiani per poi consacrarli al mito della storia attraverso il silenzioso lavoro quotidiano che dalla notte dei tempi contraddistingue il rapporto, dapprima tra uomo ed animale, in seguito tra uomo e macchina.


La documentazione inerente la seduta del 13/07 è riportata di seguito nella sua interezza, fruibile dal lettore.