Un nuovo futuro per i tram storici di Desio?

Un’inaspettata ed inattesa decisione quella attuata dall’azienda di trasporto municipalizzata di Milano negli scorsi giorni quando, sotto il solleone di un’estate ormai rovente nonché asfissiante, il discusso ex (dal 2011) deposito tranviario di Desio (MB) è stato oggetto della ricollocazione dei tram storici in esso ancora contenuti. Una manovra atta a trasferirli, come si evince da testimonianze ufficiali dei presenti, tramite appalto all’azienda specializzata Travel S.r.l., in un luogo più sicuro ed inaccessibile da parte del pubblico di vandali ed esploratori quale il deposito ATM di Precotto ove è stato riservato un binario interno per questi manufatti dalla storia antica e sempre in bilico dalla loro dismissione.

L’attenzionata movimentazione di vetture (motrici e rimorchi) è stata eseguita tra il 25 ed il 26 luglio 2022, con una pausa estiva prima di riprendere l’operazione nei prossimi mesi. Un prezioso risultato ottenuto dopo anni di campagne popolari e richieste da parte di un pubblico sempre più numeroso atte ad interessarsi al patrimonio locale, sfociato nella petizione realizzata e ancora aperta alla raccolta firme, nel settembre 2018 da Stefano Paolini (autore del noto sito tematico Photorail – Italian Railway Photos Online e collaboratore di numerose iniziative atte alla salvaguardia di manufatti ed opere su rotaia) quando la stessa ATM decise di emettere, qualche giorno prima, il 13 settembre 2018 per la precisione, un bando di demolizione circa i 42 veicoli superstiti, da aggiudicarsi entro il 18 ottobre del medesimo anno. Una serie di “monumenti” su rotaia costruiti e rimaneggiati tra gli anni ’20 e gli anni ’60 del secolo scorso, simbolo di un’Italia amava primeggiare con il resto del mondo nello stile e nella tecnica, aveva voglia di crescere e di unire paesi, città, località isolate dalle guerre e dallo scarso sviluppo territoriale. Forti baluardi di un’equità sociale trasportata quotidianamente da capo a capo delle linee urbane ed interurbane, sulle cui panche lignee non esisteva distinzione di classe o ceto.

La petizione sulla piattaforma Change.org ottenne a suo tempo diversi importantissimi risultati (e circa cinquantamila firmatari) i quali hanno inevitabilmente condotto ATM a ritornare sui suoi passi e compiere il gesto di pietas a cui si è assistito proprio questa settimana. Inizialmente, proprio grazie all’insurrezione democratica digitale, venne modificata la scadenza del bando di demolizione entro il 18 novembre 2018.

Successivamente, la stessa ATM tramite i suoi canali relazionali aveva inviato a diverse istituzioni pubbliche e private informative per chiedere se fossero disposti ad assumersi l’assegnazione di una o più vetture per preservarne l’integrità ed iniziare un discorso di restauro, pur perseverando sulla linea dei “gusci vuoti senza alcuna importanza” riferita al contenuto del deposito, negando quindi la futura esistenza di un museo dei trasporti cittadino, tanto richiesto e proposto dai milanesi tra cui esponenti del partito di maggioranza lombardo come Alessandro Corbetta o Curzio Trezzani, di Commissione Cultura. Da questi ultimi sorse addirittura un’interrogazione regionale presentata nella giornata di giovedì 11 ottobre 2018 indirizzata alla giunta Fontana unendosi al coro dell’Ordine degli Ingegneri di Monza e Brianza atta a valorizzare e sottrarre i tram da una demolizione certa e scellerata.

Il tam-tam mediatico conseguente non si fece attendere da parte delle più importanti testate giornalistiche di settore nonché locali. Si arriva così al giugno 2019 con un giro di boa importantissimo per la vicenda: la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano è riuscita nell’intento di vincolare vetture ed edifici aventi oltre 70 anni di esistenza quindi rientranti di diritto in quanto affermato dall’articolo 10 del DL 22 gennaio 2004, dall’articolo 42 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con successive modifiche ed integrazioni in cui si menziona l’obbligo dell’ente proprietario (ATM in questo caso) di verifica dell’interesse storico e culturale dei beni in questione, ai sensi del combinato disposto dall’articolo 12 degli articoli da 55 a 57 bis del suddetto Codice. Questo quanto inviato ad ATM per rendere nota della decisione istituzionale sui propri possedimenti.

Infine, per proseguire l’iter e non abbassare mai l’attenzione su Desio e le rimanenze ATM, dal 2020 ad oggi, attraverso il F.A.I. – Fondo Ambiente Italiano, il deposito desiano è divento oggetto della campagna nazionale “I Luoghi Del Cuore” nata per la difesa e la preservazione dei luoghi italiani da non dimenticare cercando di classificarsi, con l’appoggio dei votanti, nei primi posti per ottenere la precedenza nelle priorità che attendono una lieta sorte in questo Paese. Si ricorda che ad oggi è ancora possibile ed importante apporre la propria preferenza per quanto concerne l’edizione 2022.

La cronistoria merita però attenzione anche sull’ultimo atto, ad oggi, riguardante il Deposito ATM di Desio. Un misterioso incendio divampato sabato 26 febbraio 2022, quando in una mattinata di cielo terso e sole, senza nemmeno il calore necessario per innescare un’autocombustione spontanea, ha colpito le due motrici tipo “Desio” matricola 46 (ultima “Desio” funzionante nel 2011 n.d.r.) e tipo “Reggio Emilia” matricola 85 distruggendole in modo irrecuperabile. Sul caso rimangono ancora ombre e dubbi della mano dolosa e del fine ultimo al quale si volesse giungere con questo gesto ma saranno le indagini mirate delle Forze dell’Ordine a chiarificare eventualmente colpe e responsabilità anche se da tempo immemore, in questo Paese, è divenuto più probabile ottenere la verità grazie ad una trasmissione televisiva d’inchiesta piuttosto che da un magistrato in un tribunale delegato a stabilire l’equità giudiziaria (così come nei più noti casi irrisolti della storia italiana, pane per uomini di una certa cultura come Carlo Lucarelli autore di “Blu Notte” o Corrado Augias con “Telefono Giallo”).

Finalmente i lenti ingranaggi della burocrazia hanno lasciato il posto ad attrezzi ed operai, complici della dipartita e del salvataggio vero e proprio dei rotabili più discussi della Brianza.

Di seguito, per dovere di informazione e completezza della stessa, la serie di nove elementi tranviari interessati sotto forma di elenco (1️⃣) pervenuto dall’azienda di trasporto stessa, rimessati a Precotto ATM questa settimana (2️⃣) e a settembre, quando l’operazione sarà conclusa dopo la pausa estiva di agosto:

1️⃣) Prospetto generale del materiale rotabile interessato dal processo di rimessaggio presso Precotto ATM

  • 1 – motrice tipo “Desio”, matricola 45
  • 2 – motrice tipo “Desio”, matricola 48
  • 3 – motrice tipo “Reggio Emilia”, matricola 87
  • 4 – motrice tipo “Littorina” Breda, matricola 114
  • 5 – motrice tipo “Littorina” OEFT, matricola 122
  • 6 – motrice OMS, matricola 802
  • 7 – rimorchio tipo Carovana, matricola 177
  • 8 – rimorchio tipo Costamasnaga, matricola 181
  • 9 – rimorchio Breda, matricola 309

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2️⃣) Prospetto relativo al trasferimento delle vetture nei giorni 25 e 26 luglio 2022

25/07/2022

  • mattina: rimorchio tipo Costamasnaga, matricola 181
  • pomeriggio: motrice tipo “Desio”, matricola 48

26/07/2022

  • mattina: rimorchio tipo Carovana, matricola 177 e motrice tipo “Littorina” OEFT, matricola 122 (più relativi pantografi a parte)

  • pomeriggio: motrice OMS, matricola 802

È stato inoltre possibile, durante la realizzazione del servizio, immortalare ed osservare sul posto veicoli tecnici aziendali di supporto del tutto inediti nel contesto interurbano quali il Carro Soccorso FIAT 160F26 punzonatura di servizio 9339 (immatricolato nella provincia di Milano nel lontano 1983. Allestito come veicolo speciale dalla Carrozzeria Baribbi, n.d.r.) per ripristinare, tramite l’attrezzatura ospitata a bordo, i tram fermi da tempo e probabilmente con boccole o meccanismi di trasmissione segnati da ruggine o parti a scorrimento deteriorate. Oppure il bimodale Mercedes Unimog unità 9302 assegnato al deposito di Via Messina e normalmente utilizzato come veicolo spargisabbia, impegnato in loco per l’aggancio e movimentazione dei tram rimessati sino al loro carrellamento su gomma con argano.
In chiusura ma non meno importante, sempre secondo fonti ATM sul posto, il restante materiale rotabile non interessato dai vincoli storico-culturali, verrà appaltato ad un demolitore per porre fine all’agonia che l’impatto di agenti atmosferici ed incuria ha sicuramente contribuito a complicarne un possibile inserimento nella sopra citata selezione.

La redazione di Passione Trasporti, nonostante ciò, rassicura il lettore sull’importante tema continuando a seguirne, nel limite del possibile, le vicissitudini per poter riportare ogni aggiornamento inedito a scopo puramente informativo ed imparziale nei confronti dei protagonisti (aziende o enti) che si sono susseguiti negli anni in questo percorso il quale, pare, conclusosi con una nota decisamente positiva per la sottrazione dall’oblio di manufatti atti a completare con la loro presenza (non più solo fotografica) la narrazione di un contesto locale nelle sue mille sfaccettature.

Non da meno nel guadagnarsi uno spazio in questo articolo, un’altra simile apparizione sulle strade meneghine ha destato la curiosità di chi ne ha potuto apprezzare il passaggio sino vederne inghiottire la sagoma all’interno delle officine di Via Messina. La vettura tipo Carrello 1966, conservata in tono arancione ministeriale presso il deposito di Precotto, è stata carrellata lo scorso 26 giugno nel precedentemente citato punto manutentivo ATM, dopo essere stata coperta da un cellophane protettivo per le probabili condizioni non del tutto rosee in cui era decaduta durante gli anni della radiazione dal servizio e dal mancato utilizzo, nonostante da inizio anni ’00 fosse stata designata come storica ed equipaggiata con lo zatterone ligneo su cui poggiavano sia il trolley ad asta + rotella (ovviamente con relativo retriver) ed il recente dispositivo per captazione della corrente a monobraccio per l’utilizzo sotto la rete rimodernata nel tempo, dismettendo così la classica “pertegheta”. Circa tale esemplare non sono oggigiorno ancora chiare le intenzioni dell’azienda municipalizzata anche se le nubi all’orizzonte sembrano oscurare il sole della ragione che governa il buonsenso.


8 pensieri su “Un nuovo futuro per i tram storici di Desio?

  1. Questa mattina presto avevo letto diversi articoli sulla vicenda e sono rimasto sorpreso che si sia mosso qualcosa dopo parecchio tempo.
    In un articolo venite citati anche voi di Passione Trasporti.

    È un patrimonio da preservare e spero che ora le vetture finite a Precotto come quelle che arriveranno a Settembre verranno preservate e non parcheggiate temporaneamente.

    Ormai dal 2011 è tutto abbandonato ed a Settembre alche la Milano – Limbiate rischia la chiusura. Noi vorrei che poi il deposito di Varedo faccia la stessa fine.

    L’incendio dello scorso Febbraio sicuramente è doloso.

    In ultimo, non vorrei che la Ventotto spostata ed impacchettata sia destinata ad un demolitore.

    Ho commentato anche il video su YouTube.

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    • Buonasera Gianluca, con un poco di ritardo mi premeva comunque risponderti anche qui, sotto l’articolo, sul sito. Volevo innanzitutto ringraziarti come solito fare nostro per la dedizione con cui segui ed intervieni su quanto realizzato da Passione Trasporti. Ti chiedo se gentilmente riuscissi a linkarci quanto riguardante PT che hai scovato in tale articolo, giusto per una questione di mera curiosità.

      Il fato ha voluto che qualcuno “lassù” ai piani alti scegliesse veramente di iniziare a preservare qualcosa partendo dai tram desiani per un POSSIBILE e non improbabile progetto di ripristino, nel futuro remoto. Sarebbe il colmo comunque chiudere Varedo mentre a Desio mettono in salvo i rotabili ma non mi aspetto altro, sono deluso in partenza come direbbe qualcuno!

      La 1966 non ha lasciato tracce, può essere sia stata inoltrata alla demolizione che riportata a Precotto, ma nelle immagini di quest’ultimo deposito realizzate da qualche tranviere durante lo spostamento dei mezzi di Desio non c’è più nella fila accanto.

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      • Proverò a richiedere il link. Io avevo ricevuto un ritaglio stampa preso da un portale istituzionale e quello non posso mandarlo.
        Avevo accennato qualcosa anche a Gabriele Comi.

        Mi piace poter interagire su tematiche del TpL milanese sia qui e da poco anche su Facebook.

        La linea Milano – Limbiate rischia la chiusura e se avverrà tra un mese ci sarà un altro abbandono.

        Però potrebbe anche essere che i tram siano stati spostati da Desio per una successiva demolizione.

        Oggi leggevo un nuovo bando di gara ATM per ulteriori forniture di tram.

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  2. Grazie mille per l’articolo, penso di pubblicarlo ringraziandoti sulla pagina Facebook come “dicono di noi”. I tram rimossi da Desio fanno parte di un lotto di materiale vincolato legalmente e non smaltibile tanto facilmente se non in qualche modo “doloso”, come il fuoco (strano eh?). Sono sotto la tutela del decreto istituito per salvaguardarne la storicità ed avendo i necessari requisiti, se non vengono restaurati c’è comunque l’impegno da parte del possessore di mantenerli conservati senza arrecare ulteriori danni. A riguardo ti invito ad approfondire invece ciò che successe con ARST in Sardegna qualche anno fa in cui sequestrarono il materiale storico proprio per non aver provveduto a nessuna tutela in quanto vincolato dalla medesima legislazione sui beni di valore storico/culturale. On-line è possibile reperire diversi articoli sulla vicenda.

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    • Grazie di nuovo per la citazione! Il link con l’immagine l’ho mandato anche a Gabriele Comi perché mi aveva chiesto anche lui l’articolo.

      Quindi il trasferimento è stato fatto soprattutto per evitare ulteriori danni sia da agenti atmosferici o da altri incendi dolosi.

      Cercherò la vicenda di ARST, che non sapevo.

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